L’importanza di chiamarsi Frida

C’era una volta una bambina coi capelli infiocchettati,

Frida a cinque anni. Non si sa chi scattò la foto, che è del 1912 (©Frida Kahlo Museum)
Frida a cinque anni. Non si sa chi scattò la foto, che è del 1912

si chiamava Magdalena Carmen Frida Khalo y Calderòn, Friduccia la chiamava il suo amorevole padre ,un fotografo tedesco emigrato con la passione per l’arte, e viveva in una casa blu.

Non sapeva ancora cosa il suo destino gli avesse riservato ma di certo avrebbe fatto grandi cose in un modo o nell’altro .

Uno spirito indomito ,da sempre , a soli sei anni sconfigge una grave malattia che gli lascia una gambina più piccola costringendola a zoppicare.

Frida “pata de palo”, le urlano i compagni ma lei ,come solo lei sa fare, trasforma un danno in una virtù coprendo questa deformità con larghe gonne dei costumi messicani che più tardi la trasformeranno in un simbolo conosciuto in tutto il mondo.

inizia qui la sua vita travagliata ma lei non si dà per vinta, studia, cresce e un giorno entra a far parte di una prestigiosa scuola che la preparerà per essere un medico. Tutto filava liscio , era anche innamorata di un bel ragazzo messicano a capo di un associazione comunista di cui faceva parte, una ragazza impegnata insomma, attiva, vivace e intraprendente.

Ed ecco che arriva quel giorno nefasto, quel giorno che modificò inesorabilmente il corso degli eventi….

Era il 17 settembre del 1925, insieme al fidanzatino Alejandro salgono sul bus che li riporta a casa dopo la scuola ma la giovane Frida ha dimenticato un ombrellino ,così scendono a cercarlo…. saliranno su un altro autobus che purtroppo si schiantò con un tram.

Non farò l’elenco dei traumi subiti, sono troppi, cruenti all’inverosimile. l’avevano messa tra quelli a cui non dare soccorso subito perché… era impossibile che si salvasse, ma Alejandro insistette finché non gli diedero ascolto…. dopo mesi di ospedale tornò a casa ma Alejandro non c’era ad aspettarla , i suoi genitori l’avevano spedito a studiare fuori per paura che si sentisse obbligato a servire “la storpia” e ne fosse rimasto intrappolato.

E adesso? costretta a letto per mesi cosa farà la nostra strabiliante Frida? Farà la cosa più magica che si possa fare, trasformerà il suo infinito dolore in Arte, per sempre.

Ingabbiata in un busto di gesso i suoi genitori costruiscono per lei un cavalletto per dipingere in quella posizione e montano uno specchio sul baldacchino così che lei possa vedersi. Il padre gli dona i suoi colori e pennelli e inizia così il suo viaggio alla scoperta di se stessa. il primo dipinto che realizza è un regalo da spedire al suo amato Alejandro

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Un ritratto ben diverso dagli altri, lei si mostra sensuale ,audace in questa veste da camera di velluto rosso, un messaggio esplicitamente erotico per l’epoca. Spicca su uno sfondo di mare nero in tempesta comunque,simbolo della sua sofferenza fisica e psichica.

Ma lei è forte,e si riprende, fa tutti i tipi di sport e desiderosa di contribuire economicamente per la sua famiglia decide di sottoporre i suoi piccoli quadri a Diego Rivera illustre pittore muralista ,una personalità di rilievo anche nella scena politica del tempo.

Frida aveva già visto Diego, spiandolo nella sua scuola mentre dipingeva un murale e aveva confessato ad un suo compagno che un giorno l’avrebbe sposato.

Frida e suo marito Diego Rivera
Frida e suo marito Diego Rivera

La sua previsione si avverò perchè Diego rimase colpito dall’indomita ragazzina che gli urlo di scendere dal palco dove stava dipingendo e anche dai suoi particolari quadri. La prese sotto la sua ala e la porto con se nel mondo dorato di cui faceva parte ricco di persone speciali.

Frida così circondata da straordinari amici e animali che colmavano i vuoti pareva vivere serena….

Frida e Chavela Vargas
Frida e Chavela Vargas
Frida e il suo cerbiatto Granizo
Frida e il suo cerbiatto Granizo

Ma non è così, Diego la tradisce ripetutamente e subisce infinite operazioni che la distruggono ogni giorno di più, ciò nonostante non cessa di raccontarci la sua vita attraverso i colori e i simboli presenti nei suo quadri che finiscono per essere la sua biografia più accurata.

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auto ritratto con collana di rovi
Autoritratto Colonna rotta
Autoritratto Colonna rotta

ho scelto i miei preferiti tra 144 quadri di cui 55 autoritratti, “dipingo me stessa perché sono spesso sola e sono il soggetto che conosco meglio…”  diceva.

E’ questo quello che vedo, fragilità e forza, vivacità e solitudine e sono così felice che mi abbia dato la possibilità di vederle perché avrebbe potuto decidere di lasciarsi andare e morire e chi l’avrebbe mai potuta criticare? nella lunga storia di sofferenze c’è il tradimento di Diego con la sua sorella adorata Cristina, i tre aborti e infine la cancrena al piede ma dall’altra parte ci sono i viaggi a New York a Parigi le avventure amorose bisessuali con personaggi illustri,amici come Chagall e Picasso, la fama, le mostre…. perché la sua vita stessa è un’opera d’arte, “una bomba infiocchettata” come diceva Bréton.

Lei , stupenda e fiera sulla copertina di VOGUE nella foto del suo amico,il famoso fotografo delle star Nicolas Muray

Frida sulla panchina bianca, Nicolas Muray
Frida sulla panchina bianca, Nicolas Muray

Con i colori e la gioia tipica del popolo messicano che amava, lei che fece montare il suo letto in mezzo alla sua prima e ultima mostra nella sua città trasformando tutto in festa di amicizia e baldoria come era solita fare nella sua casa blu, Lei ha dato il nome a mia figlia, la mia Frida .

Un augurio che possa rialzarsi sempre con infinita forza e grazia dopo ogni caduta e che ricavi arte da ogni difficoltà proprio come lei.

<<…Piedi? perché li voglio se ho le ali per volare…>>

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